1000 d.C.

Tutto comincia più di un millennio fa, in un’epoca in cui tante delle scoperte che oggi caratterizzano in modo ovvio la nostra vita quotidiana non sono ancora avvenute. Nel Medioevo, gli uomini sono ancora del tutto condizionati dal clima e dall’ambiente in cui vivono e non possono che seguire i ritmi naturali e le leggi biologiche.

1135

I monaci cistercensi dell’abbazia di Chiaravalle trovano nella bonifica delle terre della pianura del Po una grande opportunità per favorire l’espandersi dell’agricoltura e degli allevamenti e aumentare così la produzione di buon cibo. La conseguenza di questa enorme opera porta a una grande disponibilità di latte, di molto superiore al fabbisogno della comunità religiosa e della popolazione dei dintorni. È un peccato sprecare uno degli alimenti tra i più nutrienti e disponibili nella dieta medievale. Emerge così l’esigenza di trovare un modo per riuscire a conservarlo a lungo.

1642
Girolamo Quaresmi

“San Lucio di Cavargna, la distribuzione del latte ai poveri.”

L’olio su tela era stato riscoperto in occasione del passaggio di proprietà di Palazzo Sommariva a Banca Centropadana, artefice della sua ristrutturazione.
Datato 1642, raffigura San Lucio che distribuisce il latte ai poveri: il Santo della Val Cavargna era considerato il protettore dei casari ed il suo culto era diffuso anche nel lodigiano, tanto che si ritiene l’opera sia stata commissionata dalla loro “università”, ossia dalla congregazione che li riuniva.
Il quadro, delle dimensioni di circa 2 metri per 3, porta con sé anche un valore “documentario”, così come affermato con orgoglio dal Presidente di Banca Centropadana Serafino Bassanetti: la rappresentazione delle due “caldaie” alimentate dal fuoco, per la trasformazione del latte in formaggio, può assumere valore decisivo nell’attribuzione della primogenitura della produzione del grana, nella secolare diatriba tra Parma e Lodi. Aspetto, questo, approfondito anche attraverso citazioni del Casanova da parte del Professore Annibale Zambarbieri, nelle quali emerge la presenza del formaggio grana come prodotto “notissimo” della città di Lodi. Un tassello, quindi, di valore e di orgoglio per tutto il territorio lodigiano.

1859
Cesare Cantù

“Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto
ossia
Storia delle Città, dei Borghi, Comuni, Castelli, ecc.
fino ai tempi moderni”

LODIGIANO – (..) il principale prodotto è il formaggio, che vi si fabbricava ben anticamente e trasportavasi a Parma, e nel secolo XV a Piacenza, di che vennero i nomi di parmigiano o piacentino.
Verso il 1650 presero i Codognesi a farsene i magazzini (le casare) in paese, e qui ne concentrarono tutto il commercio; nota un Pier Francesco Goldaniga, che nel 1750 Codogno commerciava da 35 a 40 mila forme di formaggio (..)

1870
Alexandre Dumas

Grande Dizionario di Cucina”.

PARMIGIANO

Malgrado la denominazione sotto la quale è generalmente conosciuto, questo formaggio non si fabbrica affatto a Parma, ma a Lodi e nei suoi dintorni.
Così il suo vero nome è formaggio lodigiano, o ancora formaggio di Grana.
Si alleva molto bestiame nei dintorni di Lodi, e vi si nutrono più di trentamila vacche per la preparazione di questo formaggio.

1900
Camera Italiana
di Commercio ed Arti
Buenos Aires

Buenos Aires, 22 Dicembre 1900

Alla Spettabile Camera di Commercio ed Arti Lodi,
Il commercio del formaggio italiano è andato prendendo in questo paese una grande importanza dovuta, in parte, alla circostanza che il tipo di formaggio parmigiano o reggiano che dir si voglia è forse l’unico che l’industria locale non è riuscita finora ad imitare con esito. Però da qualche tempo questa Camera sta osservando nel commercio di questo prodotto delle anormalità che spera saranno transitorie (..)

Alcuni importatori di formaggi parmigiani reggiani e lodigiani, effettuano vendite a prezzi eccezionalmente bassi e non in relazione con le qualità vecchie e ben stagionate, come di solito si introdusse dapprima tale prodotto.

(..) Ed è in questo senso che io mi permetto rivolgermi a codesta On. Consorella pregandola a voler sovvenire di opportuni consigli i produttori del suo distretto affinché concorrano da parte loro, a far cessare questo stato di cose che tende a screditare un’industria antica e di grande importanza nei nostri scambi con l’Argentina dove nell’anno 1899 se ne importarono 857.985 Kilogrammi.

Con perfetta osservanza,
Il Presidente

1000 d.C.

Tutto comincia più di un millennio fa, in un’epoca in cui tante delle scoperte che oggi caratterizzano in modo ovvio la nostra vita quotidiana non sono ancora avvenute. Nel Medioevo, gli uomini sono ancora del tutto condizionati dal clima e dall’ambiente in cui vivono e non possono che seguire i ritmi naturali e le leggi biologiche.

1135

I monaci cistercensi dell’abbazia di Chiaravalle trovano nella bonifica delle terre della pianura del Po una grande opportunità per favorire l’espandersi dell’agricoltura e degli allevamenti e aumentare così la produzione di buon cibo. La conseguenza di questa enorme opera porta a una grande disponibilità di latte, di molto superiore al fabbisogno della comunità religiosa e della popolazione dei dintorni. È un peccato sprecare uno degli alimenti tra i più nutrienti e disponibili nella dieta medievale. Emerge così l’esigenza di trovare un modo per riuscire a conservarlo a lungo.

1642
Girolamo Quaresmi

“San Lucio di Cavargna, la distribuzione del latte ai poveri.”

L’olio su tela era stato riscoperto in occasione del passaggio di proprietà di Palazzo Sommariva a Banca Centropadana, artefice della sua ristrutturazione.
Datato 1642, raffigura San Lucio che distribuisce il latte ai poveri: il Santo della Val Cavargna era considerato il protettore dei casari ed il suo culto era diffuso anche nel lodigiano, tanto che si ritiene l’opera sia stata commissionata dalla loro “università”, ossia dalla congregazione che li riuniva.
Il quadro, delle dimensioni di circa 2 metri per 3, porta con sé anche un valore “documentario”, così come affermato con orgoglio dal Presidente di Banca Centropadana Serafino Bassanetti: la rappresentazione delle due “caldaie” alimentate dal fuoco, per la trasformazione del latte in formaggio, può assumere valore decisivo nell’attribuzione della primogenitura della produzione del grana, nella secolare diatriba tra Parma e Lodi. Aspetto, questo, approfondito anche attraverso citazioni del Casanova da parte del Professore Annibale Zambarbieri, nelle quali emerge la presenza del formaggio grana come prodotto “notissimo” della città di Lodi. Un tassello, quindi, di valore e di orgoglio per tutto il territorio lodigiano.

1859
Cesare Cantù

“Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto
ossia
Storia delle Città, dei Borghi, Comuni, Castelli, ecc.
fino ai tempi moderni”

LODIGIANO – (..) il principale prodotto è il formaggio, che vi si fabbricava ben anticamente e trasportavasi a Parma, e nel secolo XV a Piacenza, di che vennero i nomi di parmigiano o piacentino.
Verso il 1650 presero i Codognesi a farsene i magazzini (le casare) in paese, e qui ne concentrarono tutto il commercio; nota un Pier Francesco Goldaniga, che nel 1750 Codogno commerciava da 35 a 40 mila forme di formaggio (..)

1870
Alexandre Dumas

Grande Dizionario di Cucina”.

PARMIGIANO

Malgrado la denominazione sotto la quale è generalmente conosciuto, questo formaggio non si fabbrica affatto a Parma, ma a Lodi e nei suoi dintorni.
Così il suo vero nome è formaggio lodigiano, o ancora formaggio di Grana.
Si alleva molto bestiame nei dintorni di Lodi, e vi si nutrono più di trentamila vacche per la preparazione di questo formaggio.

1900
Camera Italiana
di Commercio ed Arti
Buenos Aires

Buenos Aires, 22 Dicembre 1900

Alla Spettabile Camera di Commercio ed Arti Lodi,
Il commercio del formaggio italiano è andato prendendo in questo paese una grande importanza dovuta, in parte, alla circostanza che il tipo di formaggio parmigiano o reggiano che dir si voglia è forse l’unico che l’industria locale non è riuscita finora ad imitare con esito. Però da qualche tempo questa Camera sta osservando nel commercio di questo prodotto delle anormalità che spera saranno transitorie (..)

Alcuni importatori di formaggi parmigiani reggiani e lodigiani, effettuano vendite a prezzi eccezionalmente bassi e non in relazione con le qualità vecchie e ben stagionate, come di solito si introdusse dapprima tale prodotto.

(..) Ed è in questo senso che io mi permetto rivolgermi a codesta On. Consorella pregandola a voler sovvenire di opportuni consigli i produttori del suo distretto affinché concorrano da parte loro, a far cessare questo stato di cose che tende a screditare un’industria antica e di grande importanza nei nostri scambi con l’Argentina dove nell’anno 1899 se ne importarono 857.985 Kilogrammi.

Con perfetta osservanza,
Il Presidente

storia del formaggio-caseificio zucchelli

La nostra storia

Il “Caseificio Zucchelli” un’impresa casearia a carattere familiare, situata alla Cascina Marmorina di Orio Litta (Lodi), centro rurale della Bassa Lodigiana.

Attingendo dalla tradizione secolare della produzione del Granone Lodigiano oggi il “Caseificio Zucchelli” riesce a coniugare quanto di meglio rappresentato dalla tradizione, e dalle moderne tecnologie lattiero-casearie.

Il “Caseificio Zucchelli” prende il nome dal fondatore, Ambrogio Zucchelli (1889-1948) che con la moglie Rosa Dedè e i figli Giovanni e Lucia si trasferiscono nei primi anni Quaranta alla Cascina Marmorina di Orio Litta, ancora oggi sede del caseificio.

Padre e figlio avviano un’attivita’ agricolo-casearia che lentamente ma costantemente prende piede. Nel 1948, alla morte del fondatore, il genero rag Paolo Abbà insieme al cognato Giovanni, danno vita ad un sodalizio collaborativo trentennale.

Sul finire degli anni settanta entra in azienda il Dott. Ambrogio Abbà, figlio di Paolo e attuale amministratore unico del caseificio.

L’ Azienda conosce nel successivo ventennio un’ ulteriore decisiva fase di espansione sino alle dimensioni attuali sviluppando una filosofia di promozione assoluta della qualita’ e di ricerca costante dell’eccellenza nell’offerta dei propri prodotti alla Clientela.

origini dell'azienda agricola-caseificio zucchelli
paolo abba-caseificio zucchelli
grana dop lodigiano-caseificio zucchelli

L’azienda concentra la sua produzione sul prodotto principe della tradizione casearia italiana: il Grana Padano.
Nell’ultimo ventennio si è molto adoperata nella rivalutazione e promozione dei prodotti gastronomici del territorio.

In questo ambito è maturata la decisione di riiniziare la produzione del “Lodigiano Zucchelli“, il vero erede del “Granone Lodigiano“, e della Raspadura Lodigiana, la tipica e prelibata sfoglia di formaggio.

il territorio

Il territorio del Lodigiano, fertilissima tavolata bagnata dalle chiare acque del fiume Adda e confinante a sud con il Po, è stata la culla del Granone Lodigiano, l’antenato purtroppo estinto di tutti i formaggi grana.

Bonifiche e una mirabile canalizzazione permisero lo sviluppo di colture foraggere e di conseguenza di grandi allevamenti bovini sin dall’epoca mediovale.

Ma come conservare tutto quel fiume di latte?

Gli ordini monastici riuscirono a scoprire le modalita’ di produzione e di stagionatura del Granone Lodigiano su semplici basi empiriche, cioe’ provando, commettendo errori ed osservando, e cio’ in un’epoca storica senza alcun microscopio ne’ frigorifero!

Proseguendo nello spirito ispiratore degli ordini Medievali e degli usi leali e diligentemente codificati per l’antica produzione del Granone Lodigiano, oggi il Caseificio Zucchelli coniuga quanto di meglio e’ rappresentato dalla tradizione millenaria alle moderne tecnologie lattiero-casearie.

Per Zucchelli è di importanza fondamentale il legame con il territorio; il conferente più lontano è a soli 6 km dal caseificio.

Inoltre, lavorando il latte ancora crudo, il formaggio rispecchia le caratteristiche del territorio creando così un legame indissolubile territorio-gusto-prodotto.

campagna agricola lodigiana-caseificio zucchelli
azienda agricola lodigiana-caseificio zucchelli
territorio agricolo lodigiano-caseificio zucchelli
produzione casearia lodigiana-caseificio zucchelli

le nostre certificazioni

grana padano-caseificio zucchelli
qualità certificata-caseificio zucchelli
italia alleva-caseificio zucchelli
lodigiano terra buona-caseificio zucchelli
certificazione BRC-caseificio zucchelli
  • Grana Padano DOP
  • Italia Alleva 100% Latte Italiano
  • Vero Granone Lodigiano certificato dalla Provincia di Lodi
  • UNI EN ISO 9001:2008
  • BRC FOOD certifica che i nostri prodotti siano fatti seguendo gli standard di qualità e sicurezza più alti a livello internazionale. Visualizza la certificazione

il fotovoltaico

azienda agricola ecosostenibile-caseificio zucchelli

A favore della Tutela Ambientale è stato installato un impianto fotovoltaico sui tetti di tutta l’azienda, che consente un risparmio di 2/3 del fabbisogno energetico aziendale.

Producendo circa 250.000 Kw/anno, si evita la produzione di circa 1250 quintali di CO2/anno, in linea con le direttive mondiali di Kyoto sulla salvaguardia dell’atmosfera terrestre.